Caro Diario,
eccoci di nuovo, per commentare, per capire, per insultare, per piangere, per gioire, per essere e per avere, per e diviso, più e meno, prendere ai ricchi e dare ai poveri, destra e sinistra, tories e whigs, Siffredi e North...."Scusa, hai una sigaretta?" "Hai anche da accendere?"ci aggiriamo silenziosi nei meandri di una casa di universitari, nel bel mezzo di una festa che riunisce una sessantina di persone dove spazio vitale c'è per 15, che parlino comodi e senza urlare.Si aggira con le mani in tasca, i gomiti larghi, la magliettina degli Anti-Flag bella, comunista, punk. Si aggira facendosi largo tra la gente con la sua sigaretta, bella, catramosa, zibaldona; va, facendo lo spocchioso, o lo spacchiuso, o lo spaccone, o lo spaccaminchia, o il minchione. Si aggira e va....si aggira e va....si aggira e va....si aggira e va.....si aggira e va....ma....VA' A FARE IN CULO! Se il NO-SOCIAL ci spinge lontano da gente di questo livello, tanto meglio per noi. Tornando a parlare di argomenti di qualità, i pezzi nuovi di Rella e Marca son fichi-fichi-insieme, mancano le funamboliche sonate del wendigo e semo apposto, si torna a registrare dopo lungo tempo...si torna da Mini-Ball.....ma non dircelo!
...la prossima volta ti violento.
Nella giornata di ieri, che tra l'altro era il compleanno di Marca e, se ve lo siete dimenticato, vi coglierà il bruciore di culo a vita, abbiamo deciso di fare una bella e fresca gita sulla neve. Mannaggia a Padre Pio che aveva le mani bucate e forse anche le braccia. A dicembre allora ci spaccheremo tutta la faccia sulle piste di La Thuille. Calcolando che sono circa otto anni che non metto ai piedi una tavola, è probabile che le prime due piste me le faccia di culo e poi gara di biglie con le fazze dei ciclisti come a Cesenatico. Menisk Street Preachers.
Rellas
Il prossimo sarà lui...

...e non ci saranno più cazzi per nessuno
Rellas
(back to life, back to reality)
Non so da cosa sia dovuto, se dalla assunzione di antibiotici particolarmente violenti o da una psiche deteriorata dalla pessima qualità del vissuto personale. Forse dall'ascolto del compositore Isao Tomita. Non lo so! Ma sta di fatto che questa notte è stata popolata da sogni che definire inquietanti è dire poco.
Il primo: mi trovo in una camera illuminata solo da una luce bianca. Questo mi fa pensare che il posto in cui mi trovo sia un seminterrato o uno scantinato. La luce proviene da una grossa vetrata posta nella parte alta della parete alle mie spalle. Di fronte un corridoio buio, mentre alla mia destra c'è un Synclavier II e un'altro oggetto che non riesco a identificare. Inizio a camminare.
Il secondo: Primo piano di un palazzo. Il palazzo è quello dove ho vissuto durante il periodo delle medie e del liceo. Lo so con certezza. Lo riconosco dalla forma ad arco della finestra. Non capisco: fuori c'è frastuono. Sento dalla strada la gente che parla a voce alta. Guardo attraverso le stecche delle persiane, ma non vedo granchè per strada: il solito via vai di persone. A questo punto mia madre mi dice di aprire la finestra. Apro la finestra, apro le veneziane ed è allora che entra un tipo vestito da ciclista. A braccio porta una bicicletta da corsa. Mi chiedo: " ma come cazzo ha fatto uno ad arrivare al primo piano di un palazzo con una bicicletta?"
Il terzo (questo veramente palloso) : Sono al lavoro nel mio ufficio. Una collega mi tedia con le sue inutili richieste. Le dico che quello che vuole non si può fare. Passa qualche secondo e dall'ufficio di fronte il mio capo mi guarda con aria severa. Anche a lui dico che non si può fare nulla. Il problema era che gli stavo rispondendo da un letto, stando sdraiato e con le gambe tese, appoggiate allo schienale.
Il quarto o "Il Clochard": Si vede un uomo distinto che cammina in un parco. Mentre scende da una collinetta incontra un clochard. Questo è vestito con un soprabito lacero color cammello. Ha capelli castano chiaro ,che tendono al rosso, ed è anche molto alto. L'uomo col soprabito è attratto dal distinto signore e con fare lubrico cerca di portarselo su una piccola ruota panoramica, talmente piccola da sembrare più un'attrazione per criceti giganti che per esseri umani. Il distinto signore non accetta l'invito del barbone, che allora dovrà salirci da solo. Sale sulla ruota e, con gran divertimento, completa due o tre giri.Affianco alla sua ruota ce n'è un'altra che però sta ferma. Sulla panchinetta più in basso c'è una ragazza d'origine asiatica, forse coreana, immobile, quasi fosse un'oggetto. L'uomo con l'impermeabile color cammello scende dalla ruota in movimento e nel giro di pochi secondi cinge col braccio sinistro il collo della ragazza, mentre tiene nella mano destra una pistola, carica.La punta alla tempia della sventurata. Lei non emette neanche un suono. "Negra. Sei una negra"- continua a ripeterle all'orecchio. Non dice altre parole. Il distinto signore si chiede stupidamente per quale motivo l'abbia chiamata negra, visto che è d'origine asiatica. Mentre pensa questa cazzata, dalla pistola parte un colpo.Il proiettile trapassa da tempia a tempia la testa della ragazza e il suo corpo cade in terra scomposto. Questo mi fa pensare ad uno di quei giocattoli a forma di asino che si accasciano quando viene premuto il pulsante alla base.Giunge allora attorno al clochard e alla ragazza una folla di curiosi e di perditempo. Il clochard li guarda con aria allucinata e punta la pistola contro di loro. Questi però non accennano a spostarsi. Anzi, uno dei barboni, che gli si era avvicinato,vecchio e sdentato, gli punta in faccia una specie di fucile ricavato da due gambe di uno sgabello di legno e tenute insieme con del nastro da pacco marrone. Il barbone sdentato dice al barbone con il soprabito -"stai femo" - e da dietro una bastonata colpisce la testa dell'assasino che cade a terra. La calca inizia a prenderlo a calci e gli fruga nelle tasche del soprabito e dei pantaloni. Qualcuno trova qualcosa di interessante e se ne va. Mentre la gente massacra il clochard, il distinto signore dalla collinetta guarda la scena e si chiede cosa avrà mai di così interessante un clochard nelle sue tasche. Ma alla fine anche gli altri erano barboni. Lo stesso succedeva in piazza Tripoli a Milano fra tossici. Se uno cadeva dritto, gli altri gli fottevano tutto quello che aveva con se. La ragazza asiatica viene risparmiata dallo sciacallaggio.
Il quinto: Qualcuno guarda la tv. Danno il telegiornale. Cambio di scena. Ci si trova ad una tavolata fuori da un bar. Sembrarebbe di trovarsi in un posto che ricorda i beergarden di Stoccarda. La tavolata è fraquentata da un gruppo di lavoratori cinquantenni. Tipi da camicia di flanella a quadri. Uno di fronte all'altro stanno seduti padre e figlio. Il figlioletto non ha più di dieci anni. Le persone che siedono alla tavolata parlano del più e del meno: nulla di interessante. Il bambino prende dal suo vicino una birra in bottiglia e la avvicina alla bocca. Da un sorso piccolissimo e la riappoggia sul tavolo. Poco dopo il padre, stanco di avere in tasca qualcosa che gli impedisse i movimenti, posa sul tavolo una pistola. Il bambino ripete il gesto della bottiglia, però con l'arma. Fa come per bere dalla canna della pistola e in una frazione di secondo il bambino si trova con un foro sulla nuca , uno sul palato e gli incisivi fracassati. Una traiettoria perfetta. Il padre, che assiste alla scena, guarda alla sua sinistra, dove è seduto lo spettatore del sogno. Lo guarda in faccia e un urlo straziante gli esce dalla gola. Gli occhi fuori dalle orbite. Inizia a sparare all'impazzata addosso ai suoi amici seduti alla tavolo. Non uccide nessuno di sconosciuto. Pensiero di fine sogno: "Chissà per quale motivo ha sparato ai suoi amici e non agli sconosciuti?"
Il sesto: Villetta a schiera olandese. L'ingresso con l'ampia vetrata affaccia direttamente sulla strada. Passa della gente a piedi con dei sacchetti della spesa in mano. Un'ombra di uomo sta telefonando nell'ingresso. Un altro personaggio lo guarda dall'atrio. Anche l'ombra è rivolta verso la strada. Le scale che portano ai piani superiori stanno alla destra del personaggio che non sta telefonando. La telefonata è breve. Solo una parola si riesce chiaramente a distinguere: -"Harold's?". "Chissa, l'avevo confuso con Harrods"- pensa l'altro, zitto in fondo alla stanza, in piedi accanto alle scale. Quando salgono al secondo piano trovano sette ragazze sorridenti sedute sui divani della sala. Sembrano essere studentesse e la loro età va da un minimo di diciotto ad un massimo di vent'anni. Tutte assolutamente splendide e dai sorrisi smaglianti. Soprattutto una attira l'attenzione del secondo personaggio. Ha i capell castani molto ricci e due occhi neri che sono come calamite per il ragazzo. Ma non sceglie questa ragazza, anzi a dire la verità non ne sceglie nessuna. Si ritrova ad un certo punto con una ragazza in una stanzettina ricavata da un angolo della sala, separata da questa da una vetrata decorata in stile liberty. La ragazza è infinitamente più bella delle altre. Ha capelli scuri, lisci e lucenti. "Sicuramente farà la modella"- pensa il secondo, mentre lei si spoglia. Un gesto solo per togliere il vestitino azzurro e per mettere in mostra il suo corpo nudo. La ragazza guarda dall'alto il ragazzo seduto sul divanetto. La sua espressione è quella della professionista scocciata che non degna di un sorriso nessuno. O forse solo lui. Ad un certo punto si sente dalla sala il ragazzo della telefonata che ha da ridire con una delle ragazze. La ragazza gli dice -"non te la do". Strano sentire queste parole pronunciate da una puttana. Il secondo si rende conto che andrà sicuramente a finire molto male e prende per mano la ragazza dai capelli scuri. Lei ancora nuda scende le scale. Il ragazzo del telefono per la prima volta si fa vedere. E si rivolge all'altro sulle scale con aria impaziente : -"c'è da alzare qualcosa". Lui continua a scendere per le scale quando la ragazza gli chiede dove si trova un bagno. Lui la accompagna e la guarda mentre si asciuga con un telo di spugna bianco. Lui le dice di sbrigarsi, perchè il ragazzo che sta al piano di sopra è pazzo. Lei risponde, ridendo tra sè e sè: -"e pensare che credevo che il pazzo fossi tu". In tutta fretta scendono e arrivano al telefono. Lei è ancora nuda. Con un gesto si infila il vestitino azzurro ed escono sulla strada. Cosa succeda alle sei ragazze, non si sa.
Il settimo: Sopra un tavolo di un fast food ci sono le confezioni di cartoncino che prima contenevano i panini. Due ragazze stanno bevendo qualcosa con la cannuccia. Forse un milkshake. Potevano essere queste forse dei cessi? No, sono due fighe spaventose. Ci sono insieme a loro un bambino di sei anni ad occhio e croce e una vecchia. Il fast food si trova però all'interno di una palestra e le due ragazze ci spiegano che, per entrare e sedersi ad uno di quei tavoli, bisogna essere o membri del club o degli ospiti. Esattamente come negli hotel. La vecchia e il bambino erano infatti ospiti. Io invece ero un abusivo. Mi alzo e vado a fare la tessera.
Finalmente alla fine di questo sogno senza capo nè coda mi sono svegliato. Ho paura per la prossima notte. Non sto scherzando.
Rellas